Blockchain. Tracciabilità Digitale

Il considerando n. 86 del regolamento (UE) n. 625/2017 promuove l’istituzione di un sistema informatico per il trattamento delle informazioni che consenta l’uso di strumenti avanzati di comunicazione ed un più efficiente utilizzo dei dati relativi ai controlli ufficiali. Emerge, così, la propensione europea ad un sistema di rintracciabilità piena capace di sfruttare le molteplici possibilità offerte dalle nuove tecnologie che, se orientate verso la massima trasparenza, potrebbero ridurre le criticità del settore alimentare, elevare gli standard qualitativi ed offrire al consumatore maggiori garanzie.

Infatti, sulla scia della rivoluzione digitale che ha investito il mondo della finanza con le criptovalute, si è ipotizzata la costruzione di una combinazione di specifici algoritmi che formano un registro di filiera immodificabile, organizzato in nodi separati, tutti parte di un’unica catena. Si parla, a questo riguardo, di “blockchain”: un sistema di tracciabilità digitale che garantisce l’immutabilità delle informazioni. «Più semplicemente, possiamo dire che la blockchain è costituita da una rete di computer, che approvano una transazione in un registro pubblico, consultabile da tutti i nodi della rete. Ogni volta che un computer si aggiunge alla rete, scarica un esemplare del registro e diventa un nodo, con la possibilità di verificare e certificare le transazioni».

Il grande vantaggio della nuova impostazione digitale è rappresentato dal fatto che un’informazione inserita nella blockchain potrebbe essere manomessa soltanto attraverso una potenza di calcolo elevatissima, in grado di modificare la metà più uno di tutti i nodi che compongono la catena.

In pratica, quindi, sarebbe possibile innalzare notevolmente il livello di sicurezza e garantire un monitoraggio costante dei prodotti lungo l’intera supply-chain, con l’obiettivo di certificare la corretta conservazione delle merci durante il trasporto e di contrastare in maniera più incisiva i fenomeni di manipolazione alimentare. L’unificazione dei controlli igienico-sanitari e delle certificazioni di qualità, insieme alla digitalizzazione dei documenti di accompagnamento della merce, porterebbero di fatto alla creazione di una piattaforma di supporto in grado di tracciare i vari passaggi nella preparazione degli alimenti. In questo modo, non solo sarà più facile verificare se un determinato prodotto sia sicuro per il consumatore ma si riuscirà anche a risalire dettagliatamente all’origine dei singoli ingredienti che lo compongono, così da identificare lotti specifici in qualsiasi fase e rintracciare rapidamente eventuali prodotti scaduti o contaminati, eliminandoli dalla distribuzione. È chiaro che un tale monitoraggio capillare semplificherebbe di molto anche il lavoro dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (A.G.C.M.), chiamata ad intervenire per assicurare imparzialità e terzietà nella disciplina della concorrenza tra imprese.

Nonostante gli indubbi vantaggi offerti dalla blockchain, sono molti ancora gli ostacoli che frenano la diffusione e lo sviluppo su larga scala di questa tecnologia. Innanzitutto, devono essere sottolineate le difficoltà attuative di una tale rivoluzione in un sistema alimentare che, in generale, non si presenta sufficientemente pronto ad accogliere un cambiamento così radicale.

Vi sono poi problemi di ordine tecnico, legati al possibile rallentamento del sistema di validazione nel caso in cui un eccessivo numero di transazioni comporti un importante immagazzinamento di dati ed un appesantimento dell’intera catena. Quel che preoccupa maggiormente è però la totale assenza di un soggetto esterno con l’incarico di vigilare sulla corretta esecuzione delle regole; la blockchain, infatti, permette di validare le informazioni sia sotto il profilo temporale, sia sotto il piano della immodificabilità dei dati, ma non garantisce la correttezza e la veridicità delle stesse informazioni. Inoltre, bisogna evidenziare che, nel caso di sistemi chiusi, la blockchain porterebbe alla formazione di catene in cui soltanto alcuni operatori hanno la possibilità di validare le transazioni, consentendo indirettamente la formazione di cartelli tra imprese e violando la libera concorrenza. Nonostante ciò, è chiara l’intenzione europea di sfruttare gli immensi vantaggi offerti dalle nuove tecnologie, soprattutto per colmare le carenze di tutela del passato attraverso una più accorta disciplina dei controlli che adesso dovrà solo misurarsi con i problemi operativi di una realtà cangiante e complessa come il settore alimentare.

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