Sguardo sugli scenari post-Brexit dell'Export

Il 1 gennaio del 2021 si è conclusa la transizione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. L’agroalimentare italiano in direzione UK è sempre stato un tassello fondamentale negli scambi commerciali tra i due Paesi con ottimi livelli di performance e con una sostenuta domanda da parte del mercato d’oltremanica.

Quello alimentare si attesta, infatti, come il primo settore dell’export made in Italy verso i mercati inglesi, in termini di quantità e volumi. E secondo in termini di valore, dopo il settore della meccanica. A livello mondiale, il Regno Unito, inoltre, si posiziona come quarto partner commerciale dell’Italia nel comparto alimentare, preceduto da Germania, Stati Uniti e Francia. L’alto valore e le opportunità offerte dal mercato UK dimostrano come le esportazioni dell’alimentare siano molto sensibili alle ripercussioni che il post-brexit potrà avere sulla domanda e sui consumi dei nostri prodotti.

Secondo un’analisi svolta da Coldiretti, l’incertezza e le difficoltà che la brexit sta già generando, rischiano di ostacolare uno scambio commerciale del valore di più di tre miliardi di euro all’anno. Già a gennaio 2021 l’export alimentare ha subito un crollo del 38%.

Le difficoltà che gli operatori devono affrontare abitualmente riguardano il passaggio della frontiera. Una fase di transizione che inevitabilmente provoca incertezze ed allungamento dei tempi. Questi ultimi provocano, per giunta, dei ritardi che, nel caso di molti prodotti tra quelli alimentari, possono recare un grave danno in termini di deperibilità.

Le conseguenze, tuttavia, non si traducono solamente nella difficoltà di prevedere tempi certi di consegna e passaggio della dogana. Si generano, infatti, come conseguenza dell’allungamento dell’iter di ingresso di prodotti nel mercato inglese, aumenti di costi amministrativi e burocratici che pesano maggiormente sulle spalle di piccole e medie imprese esportatrici.

Il EU-UK Trade and Cooperation Agreement, accordo raggiunto il 30 dicembre 2020, ha, per lo meno, permesso, tra le varie clausole del patto, di non applicare dazi o quote ai beni provenienti dall’Unione Europea, in conformità alla rispettiva dichiarazione di origine.

Il periodo di transizione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea durerà ancora per tutto il 2021. A partire dal 2022 sono previste l’entrata in vigore di ulteriori normative relative allo scambio di beni EU-UK. Sono previste, infatti, un nuovo quadro normativo per l’etichettatura e sarà richiesta, ad esempio, una procedura aggiuntiva per l’importazione di prodotti biologici dall’UE.

Massimiliano NicolosiExport Manager | Bucci srl
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