L'Impatto con la crisi

La crisi pandemica ha avuto i suoi effetti negativi sull’export made in Italy con una riduzione generalizzata delle vendite all’estero dei nostri prodotti. Riportando indietro i valori delle esportazioni a circa dieci anni fa e costringendo a rivedere le stime di crescita che fino a quel momento avevano sempre mostrato trend positivi.

Il settore agroalimentare è l’unico ad aver retto l’urto della pandemia in ambito export e commercio internazionale. Un segnale incoraggiante su quanto il food made in Italy venga apprezzato sulle tavole oltre confine, anche in un anno così complesso, come lo è stato il 2020. Una reazione positiva soprattutto se paragonata a quella di altri settori merceologici che hanno subito, invece, un forte contraccolpo. Ma è sufficiente, altresì, considerare i dati di tutto l’export italiano per decifrare la differenza nei numeri tra agroalimentare e trend generale.

Nell’anno 2020, infatti, il settore agroalimentare segna un +1,4% di export, a fronte di un valore generalizzato delle esportazioni italiane di -12% e di valori ben più negativi attribuibili, ad esempio, a comparti come il tessile e la cosmetica.

Settori traino dell’alimentare

Anche all’interno della vasta cornice rappresentata dall’alimentare è necessario fare una distinzione fra settori meno performanti e settori che hanno svolto il ruolo di traino delle esportazioni durante l’anno.

Ad occupare la scena tra i prodotti che hanno visto, in controtendenza, crescere le esportazioni troviamo pasta e riso. Entrambi con una crescita che ha superato il 10%, con vette del 15% durante l’anno, rispetto ai valori del periodo pre-Covid.

Versatilità e prezzi competitivi sono i due fattori critici che hanno permesso a queste due componenti del food made in Italy di reggere, meglio di altre, l’urto della crisi pandemica. Con le dovute differenze che ovviamente riguardano i canali di vendita. Se da un lato il settore Ho.Re.Ca. è stato quello maggiormente colpito dall’emergenza sanitaria mondiale con periodi più o meno lunghi di chiusure, a seconda del Paese considerato, e quindi registrando un netto taglio ed una forte riduzione della domanda di beni, dall’altro lato i livelli di spesa e le scelte dei consumatori si sono necessariamente spostati sui canali retail e GDO.

Uno sguardo ai trend

Prendendo in considerazione i consumi globali del settore food, vale la pena notare che fattori come la ricercatezza e la trasparenza siano sempre di più percepiti come elementi fondamentali nella ricerca di un prodotto.

L’antindustrialità cresce come fattore distintivo, intesa come una maggiore attenzione ed interesse per l’origine e le materie prime coinvolte nel processo di produzione. È sempre più valorizzata l’assenza di additivi, a volte più del prodotto stesso.

La trasparenza è sempre più ricercata dal consumatore, con lo scopo di ottenere quante più informazioni possibili su ciò che farà parte della propria dieta. Le aziende, ad esempio, intercettano questi bisogni invitando il consumatore a scoprire come vengono lavorate le materie prime ed il loro percorso nella filiera produttiva

Trend geografici

Un’attenzione speciale va posta ai trend di consumo a livello mondiale del food made in Italy. Secondo uno studio elaborato da Deloitte Italia, pubblicato nel 2020 agli esordi della pandemia, il mercato asiatico rappresenta, ad oggi, la più grande opportunità per le aziende italiane, mentre più maturi, e dunque con tassi di crescita più bassi, sono i mercati occidentali.

La Germania continua a rappresentare il primo mercato di approdo per il food made in Italy, così come l’Europa si conferma essere la destinazione principale, con più del 60% delle esportazioni.

Come detto, tuttavia, il mercato asiatico merita sicuramente l’attenzione di tutti gli attori coinvolti nell’export italiano. In attesa della fine della crisi pandemica, e del rilancio delle esportazioni, è sufficiente notare come quello asiatico si sia dimostrato il mercato più dinamico. Seppur in alcuni casi di difficile penetrazione, l’Asia, con circa una crescita del 25% di export nel periodo precedente la crisi, conferma avere le maggiori potenzialità per l’agroalimentare delle nostre aziende.

Grazie per l'Attenzione

Massimiliano NicolosiExport, International marketing | Bucci srl

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